L'isola Maggiore è situata nella parte settentrionale del lago Trasimeno, ha una superficie di circa ventiquattro ettari, un perimetro di due chilometri, trecentotto metri sul livello del mare in sommità.
E' frazione del comune di Tuoro sul Trasimeno. Si raggiunge con i traghetti della navigazione provinciale da: Passignano, Tuoro e Castiglione del Lago.
L'isola ha l'aspetto di una grande collina lussureggiante; si veste di ulivi, lecci, cipressi, pini, pioppi ed altre varietà di piante mediterranee (Tutte le strade sono dotate di segnaletica, per facilitare cal turista l'escursione sull'isola).
Un grazioso ed antico insediamento, nella parte ovest, si allunga a partire dal molo e diviso da una strada lunga e larga, ammattonata per coltello, restaurata negli anni cinquanta come era in origine, chiamata via “via Guglielmi”.
In entrambi i lati si possono individuare, nelle costruzioni, quasi tutte restaurate, elementi architettonici del XIV e XVI secolo.
Lungo la via Guglelmi sono ubicati: la chiesa del “Buon Gesù”, la
chiesa della “Buona morte” sconsacrata, ed il “Palazzo del Capitano del Popolo o anche detto dell'Antico orologio”.
Percorrendo la via verso sud si raggiunge il “Castello Guglielmi” con annessa la chiesa di “San Francesco” e sulla sommità del poggio la chiesa di “San Michele Arcangelo”, monumento nazionale; mentre camminando verso nord, alla fine dell'abitato, troviamo la chiesa di “San Salvatore” e la strada di lungolago per raggiungere lo sbarco e la statua di San Francesco.
Da qui risalendo la breve salitina, si arriva allo scoglio che servì da giaciglio al santo nel periodo della quaresima 1211.
Le molte strade e sentieri panoramici che si trovano sulla collina, permettono non solo di godere le meraviglie del luogo, ma di spaziare all'orizzonte dove le montagne, le colline e i paesi rivieraschi fanno da cornice a questa incantevole isola “Perla del Trasimeno".
Il complesso decorativo absidale è di notevole bellezza.
Nelle “vele”, i Quattro Evangelisti; nel sottarco i dodici Apostoli con Cristo al centro;sulla fronte dell'arco trionfale, l'annunciazione. Opera di una maestranza forse folignate che intrattenne stretti rapporti con il Beato Angelico e con Benozzo Gozzoli, ancora nella fase della Cappella di San Brizio ad Orvieto ( si deve supporre una datazione non molto oltre la metà del Quattrocento).
SAN FRANCESCO E LA SUA QUARESIMA
Racconta la tradizione che all'inizio dell'anno 1211, dopo aver predicato circa 2 mesi a Cortona, Francesco decise di partire il mercoledì delle ceneri, prima di giorno, portando seco due pani, avviandosi verso il Trasimeno.
Giunto a Passignano, un barcaiolo, amico suo, si fece condurre ad Isola Maggiore, luogo dal Santo prescelto per trascorrere in solitudine la sua quaresima, pregandolo di non rivelare a persona e di tornare a riprenderlo il mercoledì della settimana santa, essendo suo desiderio di trascorrere la Pasqua con i frati di Celle di Cortona. La leggenda che ancora si narra ad Isola Maggiore, dice che il lago era in tempesta e Francesco riuscì a tenere accesa una candela durante tutto il tragitto.
Fece il suo rifugio sotto un grande masso sporgente, contornato di arbusti a modo di covacciolo al fine di ripararsi dalle intemperie. Su un altro scoglio tutt'ora esistente nello stesso luogo, si dice che il Santo pregasse così intensamente da lascire impresse su di esso le impronte dei suoi gomiti e delle sue ginocchia.
Trascorse quaranta giorni digiunando rigorosamente. Venuto il giorno stabilito, il barcaiolo osservò la promessa, e come fama, come il Wadding assicura, che durante il ritorno l'uomo di Dio placasse con un segno della mano il furore del lago.
Il barcaiolo che su richiesta del Santo avrebbe in un primo tempo taciuto, non tenne molto a lungo il segreto, cosicchè dopo poco iniziò il pellegrinaggio per venerare il luogo dove era stato Francesco.
Oggi sul luogo dello sbarco e del romitaggio figurano due cappelline; in una di esse, e precisamente, come narra la leggenda, sopra l'acqua scaturita dalla fonte, scavata dalle mani del Santo, c'è una statua di legno di San Francesco. In riva al lago, a sud della cappellina della fonte, c'è una statua in bronzo del Santo, dello scultore Sisto Zanetti, donata nel 1982 dai Frati Minori Conventuali e dell'Ordine Francescano Secolare della basilica di S. Croce di Firenze.
CONVENTO FRATI MINORI OSSERVANTI CHIESA DI SAN FRANCESCO
Nel 1328 inizia la costruzione del convento ad opera del comune di Perugia, unendovi pure la chiesa in onore di San Francesco. Più tardi viene allungata la chiesa nell'abside e nel 1543, consacrata dal domenicano Alessandro Filedoni, vescovo di Città di Castello. Destino vuole che in quel prolungamento venisse distrutto “barbarorum more” come si esprime Matteo dall'Isola, un affresco che in tutti i particolari ricordava la scena della tempesta sedata dal Santo.
Nell'abside è collocato il coro a ventisette stalli in doppio ordine, tutto in noce, che conserva ancora qualche intarsio e una larga fascia sotto il cornicione con questa iscrizione, cui manca qualche parola:
“O protector noster sancte Francisce propera veni pater eccelera ad popolum tuum qui premitur et ter... insulanis devotis tui sancta dei genitrix quia sub tuum divinum et sanctum presidium confugimus” .
Degni di ricordanza sono due altari a destra. L'uno aveva una grande tavola a tempera alla maniera dell'Alfari, dove figurava il volto della Annunziata dipinto in scorcio, assai espressivo. Più pregevole era però la tavola dell'altare vicino, più piccola della prima, ritenuta della scuola senese, opera attribuita a Sano di Pietro.
E' una Madonna in campo d'oro col bambino in braccio coperta dal capo ai fianchi da un martello azzurro trapunto di stelle di metallo argentato, in alto quattro angeletti in adorazione e preghiera. Tali dipinti sono stati trasferiti nella chiesa di San Salvatore.
Per l'acquisto fatto dal marchese Giacinto Guglielmi nel 1887-1891 per complessive lire tremiladuecento, il vecchio e cadente convento fu assorbito dal castello con la chiesa divenutane parte; venne restaurato nella torre, nel coro, negli altari, nei finestroni a vetri colorati, così da poter figurare, nella semplicità francescana, anche in una città.
Con l'insediamento nell'isola dei Guglielmi, la località diventò meta di intenso scambio mondano con la capitale e Firenze. L'ex convento che, nei propositi, avrebbe dovuto essere utilizzato a pubblica utilità venne trasformato a castello in esterno e in lussuosa villa all'interno, castello che ebbe il nome di “Isabella” moglie del marchese Giacinto.
Il 6 Ottobre 1891 fù con grande festa inaugurato il castello Isabella e riaperta al pubblico con solenni funzioni la chiesa. All'inizio del 1990 la a distanza di un secolo il castello con la chiesa sono in rovina, né sono rimaste all'interno le varie collezioni di: armi, numismatica, madreperle, quadri ecc., che erano oggetto di attrazione e ammirazione dei turisti in visita al castello.
Hanno dimorato nel convento: Bernardino da Siena, frate minore predicatore; Papa GiulioII (Giuliano della Rovere) che volle vedere la zona di Sanguineto e da lì il piano di battaglia fra Annibale e il Console Flaminio; Papa Pio II (Enea Silvio Piccolomini, pontefice dal 19 agosto1464) il 9 febbraio 1459 mentresi recava da Perugia a Pienza.