di Manlio Brunetti
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Nel settimo centenario della morte del priore Albertino , le cui spoglie sono venerate dalla chiesa dell'eremo, i monaci dell'Avellana intendono onorare la memoria anche con la pubblicazione di questa biografia, la cui giustificazione sta nel proposito di fare il punto storiografico e documentario sulle notizie fin qui divulgate senza impianto e metodo critico, sì da fornire ai valenti e brillanti studiosi del centro di Studi Avellaniti che terranno il loro Convegno, quest'anno, proprio sullo scenario storico e culturale del priorato di S. Albertino, un terminus a quo minimale donde giungere, essi, ad acquisizioni complete e definitive.
A vero dire, il destinatario di questa monografia non è proprio né principalmente, nemmeno al titolo e fine così umile che si è detto, il ricercatore e lo studioso medievalista, bensì il comune visitatore di Fonte Avellana, che oggi non è più l'ingenuo devoto di trenta o quarant'anni fa, ma ha curiosità culturali, gusti estetici, qualche nozione storica, problemi religiosi, incertezze e punti oscuri sul rapporto ragione e fede, fra l'essenziale dell'essere cristiano e le tradizionali devozioni popolari. È uno che non ha già, forse, perduto la fede, ma che ne cerca le ragioni, la plausibilità.
Uno che si domanda, ad esempio, come sia stato possibile, nel lontano passato, l'esistenza di una Fonte Avellana, che cosa vi si facesse, che senso avesse farvi quella vita (e che cosa ci stiano a fare, oggi, i pochi monaci che la tengono) ; chi fosse S. Albertino, cosa abbia fatto da essere reputato santo, oltre i miracoli che gli si attribuivano; se la differenza che c'è oggi nei confronti dei miracoli basti a far decadere e rendere gratuita, anacronistica la devozione ai santi, e via dicendo.
A tutti questi problemi è stato risposto, ed è un gran velo quello che è stato rimosso su di un mondo, che fu già detto buio e barbarico, e fu invece affascinante; e molti passi innanzi sono stati fatti sulla via di una più ragionevole ed illuminata accettazione della fede e delle devozioni popolari. Ma queste risposte le conoscono i dotti o, comunque, non sono disponibili ancora a chiunque.
Il monastero aveva già provveduto con monografie, opuscoli, dépliants,diversamente datati; più consistenti e validi per la storia di Fonte Avellana, meno per S. Albertino. Con questa biografia i monaci non hanno la pretesa di rispondere direttamente a tutte quelle domande, bensì 1° di sintetizzare quanto è noto e storicamente certo su Fonte Avellana dalle origini a tutto il secolo XIII; 2° di inquadrare nel suo tempo, nella situazione storica della Congregazione avellanese il grande priore Albertino, precisando quello che di sicuro se ne conosce da quel che rimane a livello di congettura: 3° il tutto in chiave divulgativa e tale che non dispiaccia agli specialisti e risponda alle esigenze culturali più elevate dei visitatori di oggi. La riserva che si potrebbe opporle, ancor prima di leggerle, sarebbe che la piccola monografia, con l'apparato di note che reca, è poca cosa per i dotti, e sproporzionata al livello di ordinari visitatori.
La discrezione ci suggerisce di rispondere che questo è uno dei vari casi in cui pregi e difetti si adeguano e si reciprocano, e che, pur in tale consapevolezza, si è preferito procedere, magari confidando nella indulgenza degli uni e nella diligenza degli altri.
Quando, poi, all'aver noi – documentando dai regesti l'attività priorale di Albertino – mantenuto in testo lacerti di quel latino notaresco (strarurale, sdeclinato, scogiunato, spesso appena congetturabile sul piano lessicale, ma pure così ricco e pittoresco, lontano dalle preziosità isidoriane e dalla razionale compostezza scolastica ma tanto vicina alla dura vita dei campi e ai dinamismi sociali), confidiamo che non è avvenuto per negligenza o per incuria verso i meno colti, ma per l'importanza linguistico-storica dei documenti medesimi e proprio per mantenere alle “carte”, sostanzialmente tradotte, un po' del loro originale sapore, e a qual mondo, ormai lontano, un po' della sua pàtina arcaica per noi tanto suggestiva.
Si ringraziano i monaci di Fonte Avellana, specialmente il priore don Lino Vigilucci, della collaborazione offerta a un profano.
Senigallia, 2 febbraio 1994
L'autore