Di umili origini, venne battezzata presso una pieve di Pozzuolo Umbro, dove attualmente sorge la chiesa dei Santi Pietro e Paolo: rimase presto orfana di madre e dall’età di diciassette anni visse come concubina con un nobile di Montepulciano, Arsenio del Pecora dei signori di Valiano, dal quale ebbe anche un figlio.

Nel 1273 Arsenio, mentre visitava una delle sue proprietà di Petrignano del Lago, venne aggredito e assassinato da un gruppo di briganti. Secondo la tradizione, il suo fedele cane condusse Margherita al suo cadavere sfigurato. Scacciata col figlio dai famigliari dell’amante, rifiutata dal padre e dalla sua nuova moglie, si pentì della sua vita e si convertì. Si avvicinò ai francescani di Cortona, in particolare ai frati Giovanni da Castiglione e Giunta Bevegnati, suoi direttori spirituali e poi biografi: affidò la cura del figlio ai frati minori di Arezzo e nel 1277 entrò nel Terz’Ordine di San Francesco, dedicandosi esclusivamente alla preghiera ed alle opere di carità.

 

Diede vita ad una congregazione di terziarie, dette le Poverelle; fondò nel 1278 un ospedale presso la chiesa di San Basilio e formò la Confraternita di Santa Maria della Misericordia, per le dame che intendevano assistere i poveri ed i malati.

Onorata come beata sin dalla morte, Innocenzo X ne approvò il culto il 17 marzo 1653, ma fu canonizzata soltanto il 16 maggio 1728 da Benedetto XIII.

Il Martirologio Romano fissa per la sua memoria liturgica la data del 22 febbraio. La biografia redatta dal suo confessore frà Giunta Bevegnati (in AA. SS., mense Februarii, die 22), con i racconti delle numerose estasi e visioni di Margherita, ha contribuito a renderla una delle sante più popolari dell’italia centrale.

Il suo corpo è conservato a Cortona, nella basilica a lei intitolata, in un’urna collocata sopra l’altare maggiore, bordata da una cornice in lamina d’argento sbalzata e cesellata.

Presso la frazione di Petrignano del Lago, nel luogo della tragedia e decisione di conversione (il cosiddetto Pentimento) vi è una pieve ed una quercia tutt’ora in vita ai cui piedi ella pregò, considerata sacra ed intangibile. Nell’estate 1972, per il settimo centenario dell’evento ci sono state grandi celebrazioni nel Castiglionese con ostensione delle sue spoglie.

 


 

Colei che, fuggita ancora giovanissima dalla nativa Laviano per seguire l’amato, riconobbe dopo la morte di questi i suoi peccati e si votò ad una vita di durissima penitenza. La biografia di una donna che seppe scoprire l’amore come ricchezza interiore, per portarlo ai più alti livelli del legame con Cristo: diventa esempio allo stesso tempo di vita contemplativa nella meditazione e nella preghiera e attiva nella carità verso i più bisognosi. 
I testi sono di Valter Corelli e Leopoldo Boscherini. Le illustrazioni di Anna Maria Pasqua.

Tratto da: LE COLLINE DELLA SPERANZA
edito da edimond